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Il ritrattamento della infezione da virus della epatite C con Interferone in monoterapia fornisce pochi benefici


Il ri-trattamento per lungo periodo con Interferone pegilato in monoterapia offre poco o nessun beneficio clinico, anche se può sopprimere i livelli del virus della epatite C ( HCV ) e migliorare la fibrosi epatica, ma può causare eventi avversi e può essere associato a più alta mortalità.

E’ stato dimostrato che i pazienti che raggiungono una risposta virologica sostenuta ( SVR ) dopo trattamento di prima linea con PegInterferone ( Pegasys o PegIntron ) più Ribavirina ( Copegus o Rebetol ) vanno incontro a riduzione del rischio di progressione a malattia epatica avanzata, compresa la cirrosi e il carcinoma epatocellulare.

Per i non-responder ( responder nulli, responder parziali, e recidivanti ), il ri-trattamento viene effettuato con duplice terapia o con monoterapia a base di Interferone, con risultati alterni.
La monoterapia con Interferone viene impiegata di norma, al posto della combinazione, nel tentativo di ridurre gli effetti collaterali.
La Ribavirina è controindicata per le persone che desiderano avere una gravidanza, perché può causare anomalie congenite.

I ricercatori del Cochrane Hepato-Biliary Group hanno condotto una revisione sistematica e una meta-analisi per valutare i benefici e i rischi del ri-trattamento con Interferone in monoterapia per l'epatite C cronica.
I ricercatori hanno anche cercato di determinare se gli esiti surrogati, compresi quelli di soppressione del carico virale e di miglioramento della fibrosi epatica, fossero correlati con gli esiti clinici, come scompenso epatico e mortalità epato-associata.

Sono stati identificati 7 studi rilevanti, per un totale di 1.976 partecipanti. Tra questi, 2 studi ( HALT-C e EPIC3 ) sono stati considerati avere un basso rischio di bias.
Questi studi ( n=1676 ) hanno esaminato l'effetto di lunga durata a basso dosaggio dell’Interferone pegilato nei pazienti con fibrosi avanzata.
I restanti 5 studi ( n=300 ) sono stati considerati ad alto rischio di bias.

Dall’analisi di tutti gli studi, che hanno riportato gli endpoint di interesse, non sono state riscontrate differenze significative nei risultati clinici tra le persone ri-trattate con Interferone in monoterapia oppure con placebo o nessun ulteriore trattamento: mortalità per tutte le cause ( 3 studi ): 9.3% vs 7.2%, risk ratio ( RR ) 1.30; mortalità epato-correlata ( 2 studi ): 7.7% vs 7.2%, RR=1.07.

L’analisi dei soli due studi con basso rischio di bias ha evidenziato che la mortalità per qualsiasi causa era significativamente più alta per le persone che avevano ricevuto la monoterapia con Interferone pegilato: 9.4% vs 6.7% ( RR=1.41 ), ovvero un rischio superiore di quasi il 40%.

I pazienti ri-trattati con Interferone hanno presentato un più basso tasso di sanguinamento da varici ( 4 studi ): 0.5% vs 2.1% ( RR=0.24 ).

Non sono state riscontrate differenze significative in altre manifestazioni di scompenso tra cui, ascite o encefalopatia epatica.

La monoterapia con Interferone, inoltre, non ha avuto un effetto significativo sullo sviluppo di epatocarcinoma o necessità di trapianto di fegato.

Nel singolo studio che ha riportato dati sulla qualità di vita, i punteggi del dolore erano significativamente peggiori per le persone in monoterapia con PegInterferone.

In generale, gli effetti avversi tendevano a essere più comuni tra i pazienti trattati con Interferone; i più comuni effetti indesiderati sono stati: anomalie ematologiche, infezioni, sintomi simil-influenzali, e rash.

I pazienti che hanno ricevuto monoterapia con Interferone hanno presentato una maggiore probabilità, rispetto a quelli che avevano ricevuto placebo o nessun nuovo ri-trattamento, di andare incontro a un miglioramento dei marcatori surrogati: SVR ( 4 studi ): 3.6% vs 0.2% ( RR=15.38 ); migliore punteggio di infiammazione del fegato / attività istologica METAVIR ( 2 studi ): 65% vs 43.5% ( RR=1.49 ).

Nessuna differenza significativa è stata osservata, tuttavia, per la fibrosi epatica.

I dati clinici della meta-analisi sono limitati ai pazienti con evidenza istologica di forma grave di fibrosi, che sono stati ulteriormente trattati con Interferone pegilato.
In questo scenario, il ritrattamento con Interferone non sembra apportare un beneficio clinico e, quando sono stati presi in considerazione solo gli studi clinici a basso rischio di bias, il ritrattamento per diversi anni può aver aumentato la mortalità per qualsiasi causa. Tale trattamento ha anche prodotto eventi avversi.
Di contro, il trattamento ha prodotto il miglioramento di alcuni esiti surrogati, cioè risposta virologica sostenuta ed evidenza istologica di infiammazione.
Il ritrattamento con Interferone in monoterapia non può essere raccomandato in questi pazienti.

Non sono disponibili dati clinici per i pazienti con fibrosi meno grave.

La risposta virale sostenuta non può essere utilizzata come marker surrogato per il trattamento dell'epatite C in questo ambito clinico con bassi tassi di risposta virologica sostenuta, e necessità di essere validata in altri studi in cui sono riportati più alti tassi di risposta virologica sostenuta.

Questa analisi ha dimostrato che il ri-trattamento con la monoterapia con Interferone non solo ha un tasso di SVR molto basso ( inferiore al 4% ), ma può effettivamente essere dannoso per alcuni pazienti.
Il recente avvento dei primi farmaci ad azione diretta nei confronti del virus HCV ha notevolmente migliorato i tassi di soppressione virale, anche se i responder nulli e le persone con epatopatia in stato avanzato restano difficili da trattare. ( Xagena2013 )

Fonte: Cochrane Database of Systematic Reviews, 2013



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